La posizione dell’Ordine degli psicologi è un attacco alla libertà professionale

Emiliana AlessandrucciDiEmiliana Alessandrucci

La posizione dell’Ordine degli psicologi è un attacco alla libertà professionale

La sentenza del TAR sul ricorso proposto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi versus il Counseling è un attacco alla libertà di professione. Ieri le associazioni che rappresentano le professioni relative alla relazione di aiuto iscritte al CoLAP si sono incontrate per riflettere sulla sentenza e per condividere una strategia di difesa della libertà professionale.

“L’attacco che l’ordine degli psicologi ha sferzato alla legge 4/2013 è un attacco alla libertà professionale – apre la Presidente Alessandrucci – l’atteggiamento aggressivo dell’ordine degli psicologi fa tornare indietro di decenni il rapporto tra le professioni in Italia. Quello che trovo molto grave in primis è che dal testo della sentenza si legge che: “l’ordine è un ente esponenziale degli interessi degli iscritti all’ordine, il Consiglio Nazionale ha un interesse qualificato ad impugnare i provvedimenti lesivi delle attività che assume riservate alla categoria degli psicologi”; tale affermazione è falsa e gravissima. Il compito dell’ordine è tutelare l’utenza che si riferisce a quei professionisti e lo può fare attraverso diverse forme. Non dimentichiamoci che l’ordine è un ente pubblico e se vuole diventare un ente di rappresentanza professionale deve lasciare la sua caratteristica pubblicistica e divenire un associazione professionale di natura privata. Questa affermazione con cui l’ordine si rappresenta mostra il motivo vero del ricorso, garantire ai propri iscritti maggiore fetta di mercato ed esclusive tracotanti e immotivate. Su questo occorre fare chiarezza”.

Emiliana Alessadrucci, Presidente CoLAP

Emiliana Alessadrucci, Presidente CoLAP

“La relazione di aiuto può essere effettuata anche attraverso attività non psicologiche e senza trattare disagio grave o lieve che sia. Il mondo professionale non può risolversi ad un’unica professione ad un unico percorso professionale – continua la Presidente – l’attività dei counselor come quelle di molti altri professionisti della stessa area non interviene sul disagio né utilizza attività psicologiche, è pensabile che la relazione si sviluppi anche attraverso altri approcci e strumenti!”.

“Ma il punto più grave e  anacronistico – incalza la Presidente – è l’aspetto che fa diventare riservate alcune attività che potrebbero essere invece tipiche di più professioni; il rischio è di avere allargamento delle riserve immotivato contro lo spirito della libera concorrenza; pretendere di includere nella riserva, con interpretazione del tutto personale e in assenza di norma, tutte le attività professionali relative alla relazione di aiuto vuol dire arrogarsi il diritto di esercitare in via esclusiva competenze appartenenti ad altre professioni: psicologi onniscienti e onnipotenti, i super eroi del disagio e della relazione, mi sembra eccessivo”.

“Il lavoro che ci impegniamo a fare – conclude Alessandrucci – è quello di difendere la libertà di esercizio della professione, mantenendo le garanzie necessarie e rispettando le attività riservate per legge. All’interno delle nostre associazioni abbiamo già da tempo avviato un lavoro rigoroso riguardo la deontologia e gli ambiti di attività perché noi non vogliamo ovviare alle leggi ma rispettarle, farle rispettare, senza però dare loro significati che non hanno e che permettono di occupare abusivamente spazi liberi”.

Stefania Perrelli
Ufficio Stampa CoLAP
colap.it

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