Equo compenso. E’ legge anche per psicologi (e counselor). Vediamo di cosa si tratta

Rolando CiofiDiRolando Ciofi

Equo compenso. E’ legge anche per psicologi (e counselor). Vediamo di cosa si tratta

La legge 4 dicembre 2017 n. 172, entrata in vigore ieri 6 dicembre 2017, prevede che:

“Le disposizioni di cui all’articolo 13-bis della legge 31 dicembre 2012, n. 247, introdotto dal comma 1 del presente articolo, si applicano, in quanto compatibili, anche alle prestazioni rese dai professionisti di cui all’articolo 1 della legge 22 maggio 2017, n. 81, anche iscritti agli ordini e collegi, i cui parametri ai fini di cui al comma 10 del predetto articolo 13-bis sono definiti dai decreti ministeriali adottati ai sensi dell’articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27”.

Traduciamo dal linguaggio tecnico a quello comune:

Tutti i liberi professionisti sia appartenenti a professioni ordinistiche che a professioni non ordinistiche (articolo 1 della legge 22 maggio 2017 n. 81) hanno diritto (tra le altre cose) a un equo compenso (articolo 13-bis della legge 31 dicembre 2012, n. 247).

Chiariamo subito un aspetto: non si tratta della reintroduzione dei minimi tariffari. Le tariffe rimangono libere, sia nei minimi che nei massimi e sono concordate con il cliente dopo che il professionista abbia obbligatoriamente presentato il suo preventivo.

Ciò che la legge introduce è il principio che il compenso del professionista, anche quando quest’ultimo non abbia possibilità di contrattarlo perché in posizione di debolezza rispetto al suo cliente, debba essere proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto.

Infatti il professionista sarà tutelato quando presti la sua opera a favore di

“[…] imprese bancarie e assicurative, nonché di imprese non rientranti nelle categorie delle microimprese o delle piccole o medie imprese, come definite nella raccomandazione 2003/361CE della Commissione, del 6 maggio 2003, […] con riferimento ai casi in cui le convenzioni sono unilateralmente predisposte dalle predette imprese“.

E inoltre

“La pubblica amministrazione, in attuazione dei principi di trasparenza, buon andamento ed efficacia delle proprie attività garantisce il principio dell’equo compenso in relazione alle prestazioni rese dai professionisti in esecuzione di incarichi conferiti dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”.

Detto in altri termini le tariffe continuano ad essere libere ma devono essere concordate a seguito di una vera trattativa e le convenzioni non devono contenere clausole vessatorie. Tant’è vero che dice la legge:

“Non costituiscono prova della specifica trattativa ed approvazione […] le dichiarazioni contenute nelle convenzioni che attestano genericamente l’avvenuto svolgimento delle trattative senza specifica indicazione delle modalità con le quali le medesime sono state svolte”.

Il professionista che si senta “sfruttato” attraverso una convenzione “capestro”, senza capacità contrattuale di fronte al suo cliente (banca, assicurazione, grande azienda, domani anche la pubblica amministrazione) potrà ricorrere al Giudice il quale, accertate la non equità del compenso e la vessatorietà di una clausola, potrà dichiarare la nullità della clausola e determinare il compenso che, per gli psicologi, sarà riferibile al Decreto del Ministero della Salute n. 165/2016 (Decreto che determina i compensi spettanti a psicologi e ad altre figure sanitarie nei casi di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale).

Per i professionisti appartenenti a professioni non regolamentate, ad esempio nel nostro settore i counselor, la legge ha identica efficacia, ma i parametri per il calcolo dell’equo compenso debbono ancora essere decisi e dunque in questi casi la discrezionalità del Giudice sarà maggiore.

Da sottolineare che la legge si rivolge a tutti i professionisti e riguarda tutti i rapporti in corso, tra professionisti e loro clienti grandi imprese, banche e assicurazioni, qualora tali rapporti siano regolati da convenzioni predisposte solo dalle imprese. Per gli incarichi affidati dopo l’entrata in vigore della nuova legge, dovrà essere già garantito il principio dell’equo compenso anche nella Pubblica Amministrazione.

Commento: è mia opinione che il provvedimento sia valido. Correttamente non ristabilisce tariffari rigidi, ma riequilibra il potere tra i professionisti e i loro grandi committenti. Per noi psicologi i benefici maggiori potranno arrivare dalla rivisitazione di tutte le convenzioni in essere con la pubblica amministrazione. Nulla aggiunge e nulla toglie invece alle convenzioni che molti colleghi hanno in essere con le cooperative di vario tipo non essendo le società cooperative, così come le piccole imprese, coinvolte dalla presente normativa. Analogamente nulla cambia nel rapporto tra professionista e cliente/paziente privato.

Il presente contributo è stato tratto da: http://rolandociofi.blogspot.it/2017/12/equo-compenso-per-psicologi.html

The following two tabs change content below.
Rolando Ciofi

Rolando Ciofi

Segretario Generale a Mo.P.I.
Segretario Generale del Movimento Psicologi Indipendenti (Mo.P.I.), è stato membro del Consiglio di Amministrazione dell'Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza degli Psicologi (ENPAP).

Info sull'autore

Rolando Ciofi

Rolando Ciofi author

Segretario Generale del Movimento Psicologi Indipendenti (Mo.P.I.), è stato membro del Consiglio di Amministrazione dell'Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza degli Psicologi (ENPAP).