Equo compenso, eredità di legislatura

Chiara GribaudoDiChiara Gribaudo

Equo compenso, eredità di legislatura

Per la politica i mesi di limbo che caratterizzano le campagne elettorali sono tempo di bilanci e di prospettive.

Dopo cinque anni ricchi di novità positive per i professionisti, occorre guardare con attenzione a quanto messo in campo per ricordare quanto ancora deve essere implementato e prepararsi a nuove sfide. Con le riforme che hanno interessato il regime dei minimi, l’abbassamento e stabilizzazione dell’aliquota previdenziale al 25%, la previsione del cumulo gratuito per le ricongiunzioni previdenziali, si è intrapreso un cammino nuovo. Il passo più importante è stato sicuramente la legge 81/2017, il Jobs Act Autonomi, che ha sanato una frattura storica fra due mondi del lavoro. L’estensione di prestazioni e diritti, contenuta in quel provvedimento, agirà come una legge quadro sulla quale intervenire in futuro per creare nuove tutele. Le deleghe al governo lì previste e norme come il tavolo tecnico di confronto sul lavoro autonomo dovranno essere messe in campo nella prossima legislatura, e dovranno intrecciarsi con l’altro provvedimento davvero significativo conquistato nel decreto fiscale 2017: la previsione dell’equo compenso.

Quella sull’equo compenso infatti è stata una vittoria attesa da tempo nel mondo dei lavoratori autonomi, che nei confronti dei committenti più forti non avevano più, dall’abolizione delle tariffe, alcuna protezione. Cogliendo la finestra di opportunità offerta da un testo, pensato in origine per i soli avvocati, il Parlamento ha scelto di introdurre questo principio per tutti i professionisti e in particolare nei rapporti con la pubblica amministrazione. Si tratta, appunto, di un principio al quale dovranno seguire decreti attuativi che definiscano parametri di riferimento, e quei decreti dovranno essere scritti attraverso il confronto e il parere dei diretti interessati, che fino ad oggi troppo spesso si sono fatti carico di generare produttività ed eccellenza per il Paese senza una minima regolazione che garantisse da una parte la concorrenza leale, e premiasse dall’altra la qualità delle prestazioni. In questo senso, il Tavolo di cui all’articolo 17 della legge 81, introdotto alla Camera, dovrà essere la piattaforma di confronto fra casse, associazioni, rappresentanti dei professionisti e il governo. Nell’attesa di quei parametri, l’introduzione del principio dell’equo compenso risponde all’esigenza che nei mesi scorsi ho potuto raccogliere con i numerosi incontri organizzati assieme alle associazioni e alle casse dei professionisti nella sede del Partito Democratico: quella di regolare i rapporti fra professionisti e committente pubblico, il cui potere contrattuale spropositato era stato recentemente legittimato anche dalla sentenza 4614 del Consiglio di Stato con riferimento alla redazione del piano regolatore del comune di Catanzaro alla modica cifra di 1€.

Siamo rimasti tutti stupefatti dalla posizione dell’Antitrust, organismo che mai si è speso per condannare il rafforzamento dei grandi studi professionali in posizione dominante. Anche le associazioni dei consumatori hanno capito il senso di questa misura: è proprio a tutela della concorrenza che abbiamo voluto stabilire il principio dell’equo compenso, perché continuare a pensare che i giovani possano farsi spazio abbassando i prezzi delle proprie prestazioni significa non aver presente il contesto di bassi e bassissimi redditi in cui navigano i professionisti under40 italiani.

È questa dunque l’eredità più importante che lasciamo alla prossima legislatura. In un contesto politico denso di incertezza, come quello che si profila dopo il 5 marzo, servirà più che mai l’attenzione con la quale le associazioni dei professionisti, come Colap, ci hanno voluto accompagnare in questo percorso, rispondendo sempre alle nostre chiamate al confronto e portando le loro proposte ai tavoli comuni. Niente potrà essere dato per scontato, e serviranno ancora azioni larghe e comuni per arrivare alla definizione dei parametri. Ma nonostante la falsa idea di concorrenza che molti ancora oggi oppongono al nostro risultato, nessun giudice potrà più emettere una sentenza come quella sul Comune di Catanzaro. Credo che di questo sia la politica, sia i professionisti che hanno creduto in questa battaglia, possano essere orgogliosi.

Da qui gettiamo lo sguardo oltre, perché non ci accontenteremo finché non ci saranno tutele universali per il lavoro autonomo. Nella legge 81 abbiamo stabilizzato la DIS-COLL per i collaboratori e la possibilità di un sussidio da parte delle casse per quei professionisti con significativi e involontari cali di reddito: ma anche questo non sarà uno strumento davvero universale finché non coinvolgerà la gestione separata INPS ed i suoi iscritti. Abbiamo fatto passi importanti per lo welfare delle partite IVA, ma per raggiungere nuovi traguardi dobbiamo continuare questo percorso insieme.

 

Il presente contributo è stato tratto da: http://www.colap.eu/documenti/schede/5_chiara_gribaudo_equo_compenso_colap.pdf

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