Il ruolo delle associazioni professionali

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Il ruolo delle associazioni professionali

Il ruolo delle associazioni professionali diventa sempre più impegnativo, spiega la Presidente Tina Bruzzese, in quanto, nell’organizzare la professione, occorre tenere conto dei continui sviluppi normativi che richiedono continui adeguamenti rispetto ai criteri di accesso e di esercizio professionale.

Le associazioni professionali – così come previsto dalla Legge 4/2013 – hanno il compito di organizzare la professione indicandone i requisiti, i criteri e le modalità di svolgimento per i propri associati. Hanno, altresì, il dovere di avere una vision a medio-lungo termine, di progettare una linea politica che tenga conto di molteplici fattori nonché il compito di creare una rete con le altre associazioni professionali per procedere in sinergia al fine di garantire la qualità dei processi e dei percorsi formativi. L’obiettivo quindi è quello di promuovere lo sviluppo professionale, integrando e includendo punti di vista diversi.

Al contempo le associazioni hanno l’obbligo di tener conto di tutte le normative europee esistenti e dei vari tavoli tecnici operanti, di recepire le indicazioni ministeriali e degli organismi rappresentativi che siedono ai tavoli politico-istituzionali. Infine un’attenzione particolare deve essere rivolta agli organismi europei e internazionali per allineare gli standard formativi e professionali italiani a quelli degli altri paesi agevolando, così, la libera circolazione dei professionisti.

In sintesi le associazioni professionali sono chiamate ad avere una visione il più possibile unitaria, transnazionale, inclusiva e di integrazione nonché a garantire elevati criteri qualitativi nel rispetto del mandato che gli associati conferiscono ai gruppi dirigenti delle rispettive sigle di appartenenza.

Da quando è stata posta in essere, da parte della federazione, la Delibera n. 2 del 19 gennaio 2018 (inserimento dell’obbligo del possesso di un diploma di laurea triennale ai fini dell’iscrizione a un corso triennale di counseling), le associazioni si sono a lungo confrontate tra di loro, cercando di integrare idee e opinioni – a volte notevolmente divergenti – con un quadro normativo ampio, articolato e in costante evoluzione.

Il Decreto Legislativo 13/2013, la c.d. “Legge Iori” e l’ultima revisione dello European Qualifications Framework (EQF), ad esempio, hanno evidenziato l’importanza degli apprendimenti che avvengono in contesti non formali di formazione (come le organizzazioni lavorative o l’associazionismo professionale), in cui si sviluppano competenze attraverso relazioni e pratiche professionali. Questo aspetto ha portato le associazioni aderenti a Federcounseling a riflettere su come valorizzare le competenze acquisite da tutte quelle figure professionali che, pur prive di laurea, esercitando da molti anni una professione che trova nella relazione “io/tu” la sua principale applicazione, vogliano frequentare un percorso triennale di counseling: i coach, gli educatori, gli insegnanti, i mediatori familiari, etc.

D’altronde le competenze a cui le associazioni hanno sempre pensato, come propedeutiche ai corsi di counseling, non sono competenze specialistiche (in quel caso, infatti, sarebbe stata richiesta una laurea magistrale in ambito socio-educativo come unico requisito). Le competenze richieste, invece, sono quelle trasversali, quelle competenze a cui fanno riferimento organismi quali il World Economic Forum o Alma Laurea e, più in generale, il mondo lavorativo. Sono le cosiddette soft skills ovvero quelle caratteristiche personali quali, ad esempio, l’autonomia, l’adattabilità, la capacità di pianificare, la capacità di apprendere in maniera continuativa, la gestione delle informazioni, la capacità comunicative e di problem solving.

In sostanza le associazioni hanno ritenuto che tali competenze trasversali possano essere utili alle persone per affrontare la complessità e i bisogni relazionali emergenti che una professione come il counseling prevede.

Due sono le modalità individuate per sviluppare tali competenze:

1) i contesti di apprendimento formali (la scuola e l’università);

2) i contesti di apprendimento non formali, da realizzarsi in almeno 60 mesi effettivi di esperienza lavorativa in cui si operi all’interno di una relazione ad alta valenza professionale, in persone con il possesso del diploma di scuola media superiore quinquennale (Delibera n° 1 del 5 dicembre 2019).

Tali criteri, così come le competenze individuate, vanno recepiti, valutati e vagliati nella loro transitorietà poiché sviluppi futuri potrebbero richiedere ulteriori integrazioni.

 

Riferimenti normativi italiani

Decreto Legislativo n. 206 del 6 novembre 2007 (Attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonché della direttiva 2006/100/CE che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle persone a seguito dell’adesione di Bulgaria e Romania)

Legge n. 4 del 14 gennaio 2013 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate)

Decreto Legislativo n. 13 del 16 gennaio 2013 (Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni per l’individuazione e validazione degli apprendimenti non formali e informali e degli standard minimi di servizio del sistema nazionale di certificazione delle competenze, a norma dell’articolo 4, commi 58 e 68, della legge 28 giugno 2012, n. 92)

Decreto Legislativo n. 15 del 28 gennaio 2016 (Attuazione della direttiva 2013/55/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio, recante modifica della direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e del regolamento (UE) n. 1024/2012, relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno («Regolamento IMI»))

Disegno di Legge n. 2443 del 21 giugno 2016 (Disciplina delle professioni di educatore professionale socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario e pedagogista)

Legge n. 205 del 27 dicembre 2017 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020) – Commi 594-601

 

Riferimenti normativi europei

Direttiva 2005/36/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 7 settembre 2005 relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali

Raccomandazione 2008/C 111/01 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008 sulla costituzione del Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente

Direttiva 2013/55/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 novembre 2013 recante modifica della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e del regolamento (UE) n. 1024/2012 relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno («regolamento IMI»)

 

Riferimenti interni

Federcounseling, Delibera n. 2 del 19 gennaio 2018

Federcounseling, Delibera n. 1 del 5 dicembre 2019

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