Psicologi: tutti sanitari. Vittoria storica o storico errore?

Rolando CiofiDiRolando Ciofi

Psicologi: tutti sanitari. Vittoria storica o storico errore?

E così alla fine è accaduto. Il 22 dicembre 2017, con l’approvazione del DDL Lorenzin, lo psicologo ottiene il pieno riconoscimento quale professione sanitaria.

In un colpo solo riusciamo a estraniarci dal campo della relazione di aiuto, ad assoggettare le nostre discipline a quelle mediche e a costringere all’esodo dall’Ordine degli psicologi interi gruppi professionali come gli psicologi del lavoro, gli psicologi dello sport, i mediatori, etc.

Commenta in modo inappuntabile un collega che mi segue su Linkedin:

Uno storico errore, che rafforzerà pregiudizi radicati nell’ambito di contesti operativi fondamentali della nostra professione (penso ad esempio al mio prioritario ambito di intervento, quello aziendale) ostacolandone ulteriormente la diffusione.

Ma, pare, siamo contenti (quasi tutti contenti, non certo io).

Certo possono esserlo i colleghi che lavorano nelle ASL (il 5% circa, a volere abbondare, del totale dei colleghi). Non gli altri che, ammaliati e ignari, plaudono.

Complimenti, sul piano politico professionale, all’AUPI che corona un progetto portato avanti con costanza da anni. Ma l’AUPI non rappresenta tutta la comunità. Ne rappresenta una piccola parte e di quella parte ha correttamente fatto gli interessi.

Ora per tutti gli altri si apre un periodo di riflessione. E di adattamento. Nel giro di pochi anni il panorama professionale, così come oggi lo conosciamo, non esisterà più e tutti dovremo fare i conti con una nuova realtà, nuove regole, nuove prassi e procedure.

Andiamo con ordine.

Nell’immediato

Sul piano pratico a breve non cambierà nulla o quasi nulla.

Molto cambia invece e da subito sul piano simbolico: viene tendenzialmente sanitarizzato il disagio psicologico e la psicologia perde (almeno nell’immaginario) la sua autonomia autoconfinandosi nell’area sanitaria inevitabilmente dominata dalla medicina.

Quando la “malattia” è letta come contrario di “salute”, diventa malattia ogni stato di sofferenza in ambito non solo fisico e mentale, ma anche relazionale, familiare, sociale e lavorativo.

Brutto tranello nel quale da psicologi non dovevamo cascare che porta alla tendenza alla sanitarizzazione di ogni contesto umano.

In realtà malattia non è il contrario di salute. Più semplicemente una malattia (o patologia) è una condizione anormale di un organismo, causata da alterazioni organiche o funzionali che compromettono la salute del soggetto. Ha a che fare certo con la salute, ma non è il suo contrario.

Non è il contrario di salute, ma ha a che fare con la salute. Così come la perdita del posto di lavoro, un grave lutto, una separazione, le difficoltà economiche, un cattivo stile di vita non sono in sé contrario di salute, ma circostanze che con la salute hanno a che vedere.

Il disagio psicologico è insomma evento complesso, che ha a che fare con il mantenimento o la perdita della salute, ma non è malattia. Il disagio psicologico ammette infiniti approcci e non può essere ridotto a problematica sanitaria.

La Sanità fa parte del mondo della Salute, ma la Sanità non è l’unico presidio a tutela della Salute. A buon diritto altri comparti si occupano dell’universo salute.

Così come il pensiero scientifico, razionale, fa parte del pensiero ma non è “il” pensiero. A buon diritto altre forme di pensiero orientano, anche professionalmente, l’agire degli esseri umani.

Così come il curare fa parte del “prendersi cura”, ma ad esso non si sovrappone totalmente. A buon diritto gli esseri umani, professionalmente o per istinto o per affetto o per bontà si prendono cura dei loro simili anche quando non sono in grado di curarli o non intendono farlo.

Così come psicologi, psichiatri, psicoterapeuti fanno parte del mondo della psicologia professionale, ma non sono il mondo della psicologia professionale. A buon diritto altri soggetti possono usare gli strumenti che le discipline psicologiche mettono loro a disposizione.

Insomma nell’immediato rileviamo solo un pericoloso cambio di paradigma. Lo psicologo non è più colui che sa stare sul confine, che lavora sul “bagnasciuga” sempre cangiante che separa il mare dalla spiaggia, che usa “La scala che scende nell’acqua” quale più prezioso strumento del suo operare.

Abbandonate le scienze umane, l’ermeneutica, la fenomenologia, siamo approdati alle scienze naturali. Ok. Ma ogni volta che si traccia un confine si delimita un “dentro” ed un “fuori”. E “fuori” ci abbiamo messo più della metà dei nostri saperi e del nostro saper fare.

Tutta questa riflessione naturalmente sarà ritenuta visionaria dai nostri colleghi dirigenti della comunità.

Pragmaticamente nel brevissimo periodo, siccome la legge prevede inasprimenti delle sanzioni e delle pene per chi eserciti abusivamente una professione sanitaria, si tenderà a dimostrare che tutto ciò che fa attualmente lo psicologo in ogni campo del suo operare è sanitario e a lui riservato.

Non vi saranno nel breve periodo posizioni riflessive ed è facile prevedere che l’ingiustificata euforia farà commettere alla comunità numerosi errori.

Nel medio periodo

Presto avremo però anche conseguenze più pratiche. Due quelle più facilmente prevedibili:

1. Numeri programmati (nelle Università, nelle specializzazioni).

2. Blindatura dell’Ordine (anche una riforma che andasse verso l’abolizione degli Ordini professionali dovrebbe fermarsi o comunque rallentare di fronte alle professioni legali e sanitarie che godono di particolare tutela costituzionale).

Certo, ci saranno poi anche risvolti positivi o comunque non drammatici (per gli specializzandi sarà – forse – prevedibile un compenso a carico dello Stato, nel pubblico impiego il ruolo dello psicologo sarà, almeno in teoria, in tutto e per tutto assimilato a quello del medico, l’aggiornamento permanente, ECM, sarà obbligatorio, come del resto già è, ma senza ulteriori equivoci, per tutti gli iscritti all’Ordine, etc.).

Numeri programmati significherà che le scuole di specializzazione in psicoterapia dovranno confrontarsi con l’Università (che ha le proprie scuole di specializzazione) e quando anche qualche scuola privata potesse vincere il “braccio di ferro” che si instaurerà, quante potranno mai essere tali scuole? Dire il 10% di quelle esistenti è già fare una stima ampiamente generosa.

Andremo dunque incontro al rapido declino o alla radicale riconversione (a favore del counseling?) dei nostri istituti privati di formazione.

Nel lungo periodo

I pifferi di montagna che andarono per suonare e furono suonati

E’ nell’arco di un periodo relativamente lungo, quattro, cinque, dieci anni, che ci renderemo pienamente conto degli effetti della scelta fatta.

Essere sanitari a tutti gli effetti significa doversi assoggettare a tutte le leggi, le regole, i protocolli, le procedure che regolando il mondo della sanità.

Regole e procedure pesanti che certo sono necessarie quando si pensa alla psicoterapia che è, ed era anche prima, attività sanitaria, ma ingiustificate ove si pensi al counseling, al coaching, alla mediazione, alla psicologia del lavoro e delle organizzazioni, alla psicologia dello sport, alla psicologia giuridica, etc.

E così non è difficile prevedere che avverranno migrazioni e accadrà che molti colleghi rinunceranno a lavorare con il titolo di psicologo che l’Ordine conferisce loro preferendo qualificarsi, come la legge 4/2013 consente, con altri titoli appartenenti alle professioni non regolamentate.

Chissà perché mi vengono in mente “i pifferi di montagna che andarono per suonare e furono suonati”.

 

Il presente contributo è stato tratto da: http://rolandociofi.blogspot.it/2017/12/psicologi-sanitari.html

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Rolando Ciofi

Rolando Ciofi

Segretario Generale a Mo.P.I.
Segretario Generale del Movimento Psicologi Indipendenti (Mo.P.I.), è stato membro del Consiglio di Amministrazione dell'Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza degli Psicologi (ENPAP).

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Segretario Generale del Movimento Psicologi Indipendenti (Mo.P.I.), è stato membro del Consiglio di Amministrazione dell'Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza degli Psicologi (ENPAP).